- Estate, Io sono il primo, Pomodori

La solitudine della grammatica esatta e un finale a PACCHERI FREDDI CON POMODORINI ALL’INSALATA

Quando il sabato sera non va proprio come vorresti e finisce a paccheri. Si, ma PACCHERI FREDDI CON POMODORINI ALL’INSALATA.

Non sono tanto i calzini bianchi, il borsello, la camicia a maniche corte, i bermuda con le pence, no… Quello che più sconvolge e travolge al primo, al secondo, ma anche al terzo, ma anche a tutti gli altri appuntamenti è l’improvviso arrivo di un inaspettato condizionale dove proprio non era richiesto.

Non che io sia uscita dall’Accademia della Crusca, anzi…

Ma ci sono casi in cui certe frasi proprio non riesci ad ignorarle, anche perché pronunciate nei momenti meno adatti, in cui tutto ti aspetti tranne l’irreparabile caducità del lessico.

Ad esempio, terzo appuntamento con Mario (nome di grande fantasia…), passeggiata romantica al chiaro di luna, possibilità che finalmente si lanci in un primo bacio di sua spontanea volontà prima che tu lo assalga vorace. E lo mangi. Quando si volta verso di te, prende il tuo viso fra le mani, ti guarda negli occhi sognante e dice: “Se io avrei una stella…”.

Se io avrei… Se io avrei… Blackout.

Ecco, dopo potrebbe aver detto qualsiasi cosa, anche che è un multimilionario che ha deciso di comprarti tutto il pianeta terra o che è appena stato eletto sultano del Brunei e vuole te come sua unica moglie e regina, tanto tu la frase non l’hai più sentita.

A quel “Se io avrei…” ti si è gelato il sangue, non hai capito più niente, tutto si è fatto confuso e Mario è sparito dietro ad una coltre di nebbia fitta. E mò?

E’ chiaro che è stato un lapsus, succede a tutti, a tanti, anche a me, cioè a te. Ma come si può guardare avanti dopo un “se io avrei…”? Si può dimenticare ed andare oltre? E’ possibile fingere che nulla sia successo e magari rispondergli addirittura “Peccato non la avresti…”? Così, per andargli incontro e provare a te stessa che tutto si può accettare e che tu non sei superiore a nessuno.

Invece no, tu non parli più, lo fissi tra l’incredulo e lo sgomento, non riesci a guardarlo e senti il suo sguardo che languido-interrogativo aspetta da te una risposta, un cenno, un segno che gli dimostri di non essere uscito con un ologramma.

Ma intanto nella tua testa, in un micro secondo, si affollano idee e pensieri: “è solo il terzo appuntamento, troppa poca confidenza per fargli notare un errore grammaticale, è da maestrina saccente, è da prima della classe, è da frigida professoressa d’italiano, non posso farlo, non devo farlo, e poi se lo faccio rovinerò tutto il momento magico, non mi bacerà più, non vorrà più uscire, non mi chiederà in moglie, si rifiuterà di fare con me 4 figli (due gemelli di sesso a caso + un maschio e una femmina), non vorrà più comprarmi tutto il pianeta, né lasciarmi governare al suo fianco il suo piccolo regno da nababbi, e mia madre se scopre che mi sono permessa di correggere un raro esempio di sesso maschile che si sia degnato di chiedermi di uscire, farà di me mangime per piccioni!”.

Quindi niente, non hai scelta, lo guardi, sorridi e con voce debole e tremante dici: “Se io avessi. Non se io avrei…”.

E Mario sparì per sempre una sera d’estate.

Ma prima fu tanto carino da riportarmi a casa. Senza mai aprire bocca.

Così, mi sono ritrovata sola, di sabato sera, in una casa buia, con lo stomaco in subbuglio. Per la fame. 

Allora eccomi a preparare qualcosa di facile, veloce e fresco, ma degno di un finale del genere: PACCHERI FREDDI CON POMODORINI ALL’INSALATA (per 2, non si sa mai…).

Per prima cosa metto a cuocere 12/14 paccheri in acqua bollente e salata.

Intanto preparo il ripieno mescolando in una ciotola 200gr. di ricotta di capra asciutta, 50gr. di formaggio di feta sbriciolata, 1 cucchiaio di pesto di basilico, 1 cucchiaio di pecorino, sesamo tostatosale(poco), basilico fresco tritato.

E poi preparo un‘insalata di pomodorini freschi, olio e basilico che sarà il condimento della pasta.

Una volta pronti i paccheri, li scolo bene e li raffreddo velocemente sotto l’acqua fredda. Li verso in una ciotola con 1 filo di olio, con l’aiuto di una una sac à poche, li riempio con il ripieno di ricotta.

Li dispongo su un piatto da portata e li ricopro con il condimento di pomodorini.

Che dire, questi PACCHERI FREDDI CON POMODORINI ALL’INSALATA sono una goduria.

Mario, che ti sei “perduto”!

Comunque hai sempre un’alternativa: PACCHERI RIGATI AL PESTO E POMODORINI CONFIT.

N.B. Nel caso troviate errori grammaticali in questo testo, siete pregati di tenerveli per voi. Saputelli!

29 thoughts on “La solitudine della grammatica esatta e un finale a PACCHERI FREDDI CON POMODORINI ALL’INSALATA

  1. Tutto sommato, la banana l’hai avuta (ho usato questa pessima battuta che fa sembrare Mario un gentleman come pretesto per dire che ho smesso di mangiare frutta esotica, piena di tiabendazolo – ma che cacchio è? – raccolta acerba e che non ha paragoni con una nostra bella persica ;-))

    1. Hai un modo piuttosto diretto per esprimere il tuo patriottismo ortofrutticolo. Ma a volte l’importante è raggiungere l’obiettivo. Quindi viva la persica (ma abbasso la banana non me la sento ancora di dirlo…)! ;-))

      1. Beh, ehm, se la metti così, non oso contraddirti 🙂 Il mio non è patriottismo, anche perché la patria è una delle stronzate più grosse che ci insegnano – difendere le ricchezze degli altri – ma buonsenso: se mangi frutta raccolta ieri vicino a casa tua, mangi qualcosa; se mangi un frutto raccolto due settimane prima, acerbo, pieno di conservanti e di antitutto (ci devono essere per legge, per impedire la diffusione di malattie e insetti), è come mangiare paglia.

  2. Frizzantissimo questo articolo in cui riconosco tantissimo i miei clienti… io come te ne ho tante da raccontare… ho un’agenzia di viaggi aperta al “pubblico” e che pubblico… solo che io non mi devo fidanzare con loro quindi quando esprimono i loro desideri in una grammatica di altri tempi rabbrividisco… e poi gli faccio firmare il contratto perchè alla fine è quello… se proprio devo sentirti “in-condizionato” almeno paga!

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