- Natale, Sdolcinerie

GP&me. L’ospite inatteso del pranzo di Natale dotato di un maxi cupcake.

Maxi cupcake

“Le golose gemelle” è l’intrigante, promettente, quanto ammiccante insegna della pasticceria di fronte casa. Le proprietarie e pasticcere, sono indubbiamente gemelle – il che già stuzzica la fantasia – e non escludo golose, ma anche decisamente âgée. Si tratta infatti di due adorabili e inquietanti 80enni la cui arte pasticcera non è famosa i guizzi creativi, anzi. Diciamo che sono rimaste ferme in tutto e per tutto all’ultimo restauro del locale, quello della sua inaugurazione, cioè tra il 1970 e il 1971.

Ma era la mattina di Natale, faceva freddo e un numero imprecisato di parenti mi aspettava al pranzo e al varco per pormi domande invadenti e indelicate (quale posto migliore di una tavola apparecchiata a festa per supportare i quesiti amletici sulla mia vita), l’idea di punirli con un poco invitante dessert gemellare mi tentava. Ma le gemelle per servirti, anche se sei l’unico avventore, potrebbero metterci anche 30 minuti. Quindici a testa.

Così decido di soprassedere, e passo spedita davanti alla vetrina, senza degnarla di uno sguardo. Ma inutilmente. I miei occhi vengono attratti da uno sfavillio di addobbi natalizi stranamente spolverati e apparentemente non usciti da un mercatino delle pulci, ma soprattutto cade sul più grande cupcake natalizio mai visto nella storia. Nella mia ma anche in quella delle gemelle.

Non resisto. Entro. E vengo accolta da un tripudio di campanellini e a seguire dallo squittire delle loro vocine che in sincro mi salutano e, solo dopo qualche secondo, anche dalle loro personcine che sempre in sincro avanzano da una porticina e si posizionano dietro il bancone pronte ad esaudire tutti i miei desideri. Almeno quelli gastronomici… Chiedo subito lumi in merito a quanto esposto in vetrina. Le gemelle mi fissano come se avessi chiesto di provare scarpe di vernice rossa, tacco 12, numero 35. Saltellano all’unisono verso la vetrina ed esclamano: “Ma che bello!” e poi “Sarà anche buono!”. Io le fisso. Loro anche. Poi gemella 1 a gemella 2: “L’hai fatto tu?”. Gemella 2 a gemella 1: “Ma non credo…”. Poi in coro: “Non abbiamo idea di come sia finito lì!”. E risaltellano verso il bancone, come se fosse tutto normale. Gemella 2 ha un barlume di lucidità: “Forse l’avrà fatto il nipote della Miranda” e gemella 1 “Ma la Miranda è morta 3 anni fa!”. E gemella 2 “Hai ragione…”. Ascolto attonita questo dialogo surreale, sperando riflettano sul fatto che una volta superato il dolore della perdita, un nipote può comunque ricominciare a creare opere d’arte culinarie. Speranza vana… Ma questo nipote comincia a destarmi dei sospetti e pronta all’insuccesso, pongo comunque il quesito: “Sapete, per puro caso, dove potrei trovare questo presunto nipote della Miranda?”. Mi guardano come se avessi fatto la domanda più ovvia del mondo e, sempre in coro, pigolano: “Ma certo tesoro, è nel laboratorio”. E mi indicano la porticina dalla quale erano uscite all’inizio di questa delirante visita. Le guardo senza riuscire a proferire parola e varco la porticina.

In laboratorio è in realtà una piccola cucina rustica, tutta legno e ceramica a fiori blu. Ma soprattutto moltiplicata x 2: due forni, due lavelli, due frigoriferi, due piani di lavoro e di cottura. Insomma due di tutto, tutto in miniatura e tutto identico. Praticamente la cucina dei 7 nani, abitata dalla gemelle di Shining… Mentre mi aggiro, tra lo stupore e lo sgomento, da una tendina a fiori blu, compare lui: Gp. Stropicciato, un po’ infarinato e quel tanto spettinato. Insomma uno spettacolo. Alza la testa e mi vede. Cioè vede una che lo fissa con la bocca aperta e in trance. Mi sorride. Io sempre come prima. Esclama: “Sapevo che saresti arrivata”. E mentre dice ciò, apre uno dei due forni e ne estrae un maxi cupacke come quello della vetrina, ma ancora da decorare e aggiunge: “Ti aspettavamo”. Io sempre come prima, ma prossima allo svenimento e con la salivazione azzerata pronuncio codeste mitiche parole: “Non ne avevo mai visto uno così grande” e subito dopo cerco un angolo in cui scavarmi la fossa. Lui scoppia a ridere e dice: “Immagino ti riferisca al cupcake di cioccolato”. Io, rossa come uno slip di capodanno, annuisco senza riuscire a parlare. Lui comincia a decorare il cupcake gigante, mentre mi spiega come l’ha realizzato: “Ho sciolto a bagnomaria 200gr. di cioccolato fondente con 170gr. di burro. In una ciotola ho montato 3 uova con 150gr. di zucchero bianco e 50gr. di zucchero muscovado fino a renderle spumose, ho poi aggiunto il cioccolato fuso, 1 bicchiere di latte tiepido, 200gr. di farina setacciata con 1 bustina di lievito per dolci e 50gr. di cacao amaro e 1 cucchiaino di cannella; ho mescolato bene e versato nello stampo XL cupcake antiaderente, ben imburrato e infarinato con cacao in polvere. Ho messo in forno caldo a 180° per circa 35 minuti. Una volta pronto, riempio la base con una marmellata di arancia e gocce di cioccolata. E ora, la parte più bella, il frosting per la decorazione: ho mescolato insieme 200gr. di formaggio spalmabile con 1 confezione di yogurt greco al naturale e 50gr. di zucchero a velo. Ho amalgamato il tutto e poi ho aggiunto del colorante alimentare verde. Con un sac à poche ho decorato il cupcake aggiungendo confetti di cioccolato e stelle di zucchero rosse”.

Detto ciò mi porge il risultato: un grazioso e goloso albero di Natale! Intanto si toglie il grembiule da cucina, si avvicina e mi cinge le spalle. “Sono pronto” mi sussurra… E io sussultando… “Per cosa?” “Mi era sembrato di capire che avessimo un pranzo di famiglia. Non vorrai che arriviamo in ritardo?”. Mi prende per mano e andiamo ad affrontare tutti insieme il Natale: Gp, il maxi cupcake ed io.

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