- carnevale, feste, Piatto ricco mi ci ficco!

A Carnevale tutto vale, anche un migliaccio rustico

Ricordi dei Carnevale in dolcevita, ma anche di un migliaccio rustico indimenticabile.

Bello il Carnevale. Bello quanto triste. Anzi, più triste che bello. Anzi, diciamo proprio triste. Di quella tristezza atavica che tu – bambina – ti porti dietro sin dalla tenera età.

Tu – bambina – che filiforme non sei mai realmente stata, ed eri costretta in abiti di amici e parenti sottopeso che riuscivano sempre a farti sembrare, si una adorabile (agli occhi di tua madre con la cataratta…) damina dell’800, ma che aveva appena ingoiato l’omino Michelin.

Tu – bambina – che dovevi indossare sempre e comunque un dolcevita color carne/rosa a collo altissimo qualunque fosse la mascherina scelta o imposta, compresa quella da hawaiiana. “Perché tanto è color carne, non si vede…”, mentiva mammina cara.

Tu – bambina –  che eri avvinta in un abito di puro finto raso al vero poliestere che ti lasciava eczemi su tutto il corpo nonostante lo scudo protettivo di collant da 20.000 den sopra la coscia e dell’immancabile dolcevita (rosa Peppa…).

Tu – bambina – che ogni carnevale anelavi un abito da principessa con un raggio di giro gonna pari a quello della pancia di Platinette dopo il cenone di Natale e ogni Carnevale sembravi inevitabilmente la piccola fiammiferaia dopo un tornado, ma con la stessa pancia di Platinette.

Tu – bambina – che hai passato tutti e dico tutti i carnevali della tua infanzia mascherata sempre allo stesso modo. Qualsiasi cosa accadesse tu eri una certezza in maschera messa insieme dalla tua genitrice. E non si è mai capito che maschera fosse…

Tu – bambina – che guardavi le altre agghindate con sontuosi abiti da regina, mentre ti ritrovavi inspiegabilmente dentro quello da cow boy di tuo cugino.

Tu – bambina – che vedevi alla Standa abiti carnevaleschi da suore e infermiere sexy e con aria sognante confidavi alle modelle ammiccanti sulla confezione: “Un giorno sarò come voi”. E invece niente…

Insomma, il Carnevale può essere stato un periodo piuttosto difficile per te, bambina sensibile… Roba da psicanalisi spinta, una volta adulta

La verità è che il Carnevale ha due grandi difetti:

1 manifestarsi d’inverno. D’estate sarebbe stato tutto più facile e forse si sarebbe potuto evitare tutto quel tripudio di finto raso e soprattutto l’aggressivo dolcevita.

2 Durare troppo poco. Neanche il tempo di entrare nel personaggio che dovevi già abbandonarlo per la cruda realtà.

Praticamente il Carnevale di Rio.

Ma visto che a noi questo ci tocca di Carnevale, vado a scegliere la mia mascherina 2016. Pensavo di mascherarmi da “Belèn vacanza ai Tropici”, ma forse opto per un omaggio a Moira Orfei…

Migliaccio rustico intero

Nel mentre che decido, vi lascio con un migliaccio rustico, tipico piatto della tradizione carnevalesca napoletana disponibile sia dolce che salato. Qui vi beccate la seconda che ho detto, in versione a modo mio.

Fate bollire 800ml. di latte con un po’ di sale e poi versateci a pioggia 250gr. di farina per polenta istantanea e mescolate il tempo indicato sulla confezione (di solito 8 interminabili minuti…).

Spegnete il fuoco e aggiungete 20gr. di burro e 40gr. di parmigiano grattugiato e un pizzico di pepe. Amalgamate bene e poi aggiungete 50gr, di formaggio a cubetti (io ho usato l’Emmenthal perché quello avevo) e 80gr. di salumi misti sempre a cubetti.

Mantecate il tutto e poi versate il composto in una pirofila con un po’ d’olio o carta da forno, livellate la superficie e spolverizzate con del parmigiano. Infine infornate a 180° per circa 40 minuti, finché non diventa bella croccante.

Migliaccio rustico per aperitivo

Servite il migliaccio rustico a fette se volete che vi faccia da portata principale oppure a dadini, come antipasto o aperitivo, in caso prevediate di ingozzare gli ospiti con altro cibo.

0 thoughts on “A Carnevale tutto vale, anche un migliaccio rustico

  1. …ricordati di me….oltre la dolcevita…IL VESTITO DA ZORRO!!!! Mia madre neanche ci ha provato a farmi indossare il vestito da damina di mia sorella più grande…..alta, magra, bionda…io bassa, panzotta e scura!!!! Evviva il carnevaleeee hiohiihihih

  2. Ali, se mi metto a ripensare al carnevale, vengo assalita anch’io da atroci immagini di orrendi vestiti di raso, peggiorati da soffocanti dolcevita! Tra una tristissima fioraia dall’aria di una a cui avessero appena dato alle fiamme il negozio, ed una Stella della Senna appiedata e senza cavallo, si fa però strada il fulgido ricordo di una superba, raggiante e sfolgorante Statua della Libertà con tanto di fiaccola e corona. Fantastica, abbagliante: ah quanto avrei voluto essere lei!!!! E pensare che da grande avrebbe pure saputo sorprenderci con la sua maestria culinaria! !!!
    Unica, irripetibile Ali, ora ci regali anche una dritta per il migliaccio! !!!

  3. Mi hai fatto venire in mente mio nipote che un anno, era proprio piccino, a carnevale voleva vestirsi da drago e mia mamma gli ha messo il vestito da principino, hai presente la calzamaglia bianca con l’abitino azzurro, se trovo la foto te la faccio vedere, era cosi’ arrabbiato, mi ha fatto tanta tenerezza che glielo comprato, draghetto rosso, era talmente felice che lo metteva anche se carnevale ormai era finito (era sempre a casa nostra e giocava con mia figlia di due anni piu’ grande, <3 ) baci cara, adoro il migliaccio e le zeppole, 🙂

      1. 😀 la foto l’ho trovata, l’avevo postata tempo fa, guarda com’e’ imbrociato mio nipote, dolce, la damina e’ mia figlia con il mio vestito della comunione, pensa che lei non voleva piu’ toglierlo, al prossimo post in tema di carnevale la metto di nuovo questa foto, grazie per avermi fatto ricordare questi bellissimi momenti che non tornano piu’, loro adesso hanno quasi trent’anni, 🙂 <3

  4. Standing ovation! 😀 Io ero costretto a mascherarmi da capo indiano perché mio fratello più piccolo, gran rompiballe, adorava gli indiani. Almeno me la cavavo scegliendo il costume di Toro Seduto per rivendicare, così, la mia supremazia.
    Abbracci. Piero 😉